non scrivo più da molto.

non ne ho più voglia, almeno con questo nome, sebbene abbia 30 visitatori al giorno in media. vi ho risparmiato post tristi, rabbiosi ed ipercritici. in questi ultimi periodi la mia vita non è stata particolarmente prodiga di buone cose, e le poche che mi sono capitate non le ho colte, a volte le ho persino rifiutate. non è importante.

sto studiando il modo per cui certi meccanismi non si ripetano più, uno di questi è l’isolamento. nel frattempo ho aperto un altro blog, questo totalmente anonimo (e che non linkerò) che ha documentato tutte le cose che non hanno visto la pubblicazione qui.

ad ogni modo un abbraccio virtuale a tutti coloro che mi hanno seguito.

non è la fine, ma nemmeno un nuovo inizio.

Oh, per caso mi sono accorto che wordpress utilizza anche dei simpatici plugin, quali quello dei sondaggi. Allora pubblichiamone uno e vediamo che succede…

Irene Grandi: 6 – Benchè il testo sia di Bianconi dei Baustelle (o forse proprio per questo) non avverto tutta questa arte e poesia. E il pezzo non sembra mai decollare, nonostante sia così floreale.

Valerio Scanu: 7 – Finalmente un pezzo sanremese, cioè una ballad furbetta e ruffianella quanto basta per entrare in classifica. Ma troppo banale per aspirare alla vittoria, o esattamente il contrario.

Toto Cutugno: 4 – Clichè dei clichè, sembra un mash up di diversi pezzi, copiaeincollati fra loro. Patetico anche nel canto.

Arisa: 7 – Leggerezza garantita anche dalla featuring delle Sorelle Marinetti, e ce n’è tanto bisogno. Canticchi l’incipit immediatamente, il che potrebbe anche significare che altrettanto rapidamente potresti iniziare a detestarla…

Nino D’Angelo e Maria Nazionale: 6 – Il testo è abbastanza un insieme di luoghi comuni sul sud, come siamo abituati ormai da tempo dal vecchio Nino. Ma almeno le sonorità sono interessanti, molto etniche.

Marco Mengoni: 8 – Molto zeppeliniano, il pezzo è bello e gradevole anche se poco sanremese.

Simone Cristicchi: 5 – Canzone idiota, vagamente sociale, almeno il testo. Il problema è che vorrebbe fare il Caparezza, ma non è nemmeno un Biagio Antonacci. Musicalmente piuttosto insipida, a volte hai l’impressione che l’orchestra sia stata letteralmente appiccicata sopra.

Malika Ayane: 7 – Canzone gradevole, forse ancora da rodare (sembra le manchi qualcosa), ma di una struttura non banale. Lei somiglia vagamente a Giuni Russo…

Pupo-Emanuele Filiberto-Luca Canonici0 – Me*da esattamente come la immaginavo. Davvero inquietante il testo, pensierini da ragazzino delle elementari.

Enrico Ruggeri: 5 – Francamente sta canzone mi lascia totalmente indifferente, proprio come i programmi televisivi che conduce.

Sonhora: 6 – Rock fm americano, sembrano i Bon Jovi di Grezzana. Piaceranno senz’altro, raggiungono la sufficienza solo perchè preceduti da Ruggeri.

Povia: 6 – Lui mi sta sulle palle, così come il suo modo di rappare. Ma il testo, nonostante sia ruffianissimo come chi l’ha scritto, è migliore di tutto ciò che abbia scritto sinora, e non è poco. Musicalmente però è un accozzaglia di 3 o 4 canzonette, a partire dall’arpeggio iniziale.

Irene Fornaciari feat Nomadi: 6 – A me non spiace sta canzone, nonostante la steccazza finale. Solo mi chiedo se il cantante dei Nomadi si sia messo una parrucca…

Noemi: 6 – Ha un timbro di voce fantastico, eppure ho la sensazione che la canzone non sia all’altezza delle sue capacità, ma magari mi sbaglio. Il testo non mi sembra nulla di particolarmente eccezionale.

Fabrizio Moro: 6 – Un reggae facile facile musicalmente, un testo quasi sociale che ricorda le posse dei primi novanta. Chissà se riascoltandola può piacermi di più. Nel finale ricorda anche qui Caparezza.

Morgan: 9 – Theramin, orchestra allucinata, sembra un pezzo perfetto per un film di Tim Burton. A me piace davvero molto, ma magari mi passa…

intervista Davico/Meloni/Morgan – parte 1

intervista Davico/Meloni/Morgan – parte 2

intervista Davico/Meloni/Morgan – parte 3

Non so voi, ma io ho avuto conati di vomito… Credetemi, leggere l’intervista trascritta non è la stessa cosa che sentire i toni usati nelle argomentazioni addotte.

Alla fine questo articolo è quello che riassume meglio il mio modestissimo pensiero.

Sanremo è alle porte ma forse nessuno se n’era ancora accorto. Non fino a ieri, almeno, dopo che tutti i media hanno riportato parti di un intervista concessa al mensile Max da Morgan, al secolo Marco Castoldi. L’ex cantante dei Bluvertigo, nonchè ex della bella e dannata Asia Argento ha ammesso candidamente di fare uso quotidiano di cocaina, definendo la droga in questione “antidepressivo”. Poi è scoppiato il casino e direttori di rete (Rai), personaggi pubblici e politici (che notoriamente non amano parlare o rendere conto di ciò che fanno ma non vedono l’ora di dire la propria su ciò che fanno gli altri), tutti uniti a puntare il dito contro.

Non uno che abbia lasciato una dichiarazione in sua difesa, nemmeno i suoi ex colleghi di X Factor, che l’hanno scaricato.

Morgan è un artista vero,  come pochi ne sono rimasti.  Certo, quando suona il piano sembra che ne faccia violenza, quando canta sembra che le sue corde vocali siano sempre prossime a cedere. Eppure è autentico. E’ così. Come dice lui stesso “è ingestibile”, una mina vagante. Ama il palcoscenico, ama provocare, è egocentrico. A volte pure cialtrone. Ma è uno che ama ciò che fa, ama ciò che dice, e inevitabilmente dice ciò che pensa, e in questo mondo questo comportamento non ti è mai perdonato (a meno che tu non sia straricco e contemporaneamente presidente del consiglio).

Adesso rischia di essere buttato fuori da Sanremo, e già questo fa capire quanto questa pseudo manifestazione canora sia ormai vecchia e bollita. Ma ciò che a me ha realmente deluso è stata la rettifica dello stesso Morgan, che mette a nudo la sua dualità: da una parte l’artista, l’autore, il creativo, l’ingestibile follia, dall’altra il razionale, il calcolatore, il furbetto, il perbenista.

Quale fra le due anime sia la preponderante sull’altra, o qualunque sia la verità, nessuno di noi può conoscerla se non lui. Probabilmente come sempre la verità sta nel mezzo, visto che la dualità è un aspetto umano comune a tutti.

Mi permetto un consiglio: ti piace fumarti il crack? Fallo, solo evita di dirlo in giro, ti sei prestato al giochetto, sei salito sul palco, ti sei goduto l’occhio di bue e ti sei lasciato prendere la mano, eppure dovresti saperlo bene quanta ipocrisia regna in questo mondo, visto che tu stesso l’hai denunciata nell’articolo. Ti sei prestato tuo malgrado a fare l’agnello sacrificale (per apparire su Max poi, un giornaletto di immagini che parla del nulla), torna a scrivere canzoni visto che in molti casi ti è anche riuscito bene e, soprattutto, risparmiaci un eventuale redenzione mediatica. Se ti presterai pure a quello pur di continuare a galleggiare avrai perso la stima di uno che nelle discussioni musicali ti ha sempre tenuto le parti. Ed ha pure comprato qualche tuo disco.

Ad ogni modo auguri, e buona musica.

P. S.: e comunque la penso anche come loro e loro, giusto per suffragare la tesi del dualismo…

Come immagino già sappiate, amo la musica. Non è il mio mestiere e probabilmente non lo so sarà mai, ma mi diverto anche a cantare con amici (chiamatele velleità jazzistiche), provo anche a scrivere testi e canzoni che poi magari ascolterò solo io nel mio iPod o sul mySpace, ma è una passione di cui, a 40 anni, non mi interessa particolarmente avere un riscontro. Lo faccio, mi piace.

Per cui seguo X Factor sin dall’inizio, è l’unico talent che seguo e che trovo interessante. I cantanti mi sembrano quasi sempre talentuosi, ma nonostante le premure degli autori sulla rigidità dei regolamenti per essere ammessi, si sà, siamo in Italia, e alle pastette siamo abituati.

Quindi non stupisce nessuno, nè scandalizza, che in tutte le edizioni ci sono stati artisti che già avevano un contratto con la Sony (Ilaria Porceddu, Giusy Ferreri, i Cluster, Ambra Marie, i Farias, Emanuele Dabbono, Silvia Aprile e Francesca Sofia, non pochi vero?, maggiori info qui e qui) ben prima di entrare a far parte del cast. E la Sony è, oltre a essere la più grande casa discografica del mondo (cit. figlio dei Pooh nella puntata di ieri), quella che caccia i soldi a chi vince il programma.

Insomma ieri Morgan ha scoperchiato la pentola dicendo cose che tutti, se non abbiamo la testa nella sabbia, già sappiamo. Se l’industria musicale funziona così è chiaro che la musica sia da anni in crisi. Se decidono loro cosa devi cantare, come lo devi cantare, come deve suonare il pezzo, come devi pettinarti, come devi guardare in camera, come devi muoverti… beh loro, che sono i veri artisti, dimostrano che sti cantanti sono solo pupazzi con cui fare soldi. E l’arte dove starebbe?

La vera tristezza è che la realtà mainstream musicale di questi ultimi anni è di così basso livello perchè le case discografiche hanno il massimo potere sull’artista, li spremono per far soldi e lavorano come case di moda, sfornando vestiti da far indossare a questi giovani talenti che, il più delle volte, si sputtanano (la roba originale più decente è di Noemi, e pensare che ho letto qui che il suo album doveva andare ad Alessandra Amoroso, che rispetto per questi artisti!). Su 4 inediti presentati ieri sera non uno che avesse un testo più intelligente di uno scritto da una pagina di un diario di una tredicenne.

Esempio? questo video sotto è l’inedito di Marco Mengoni, l’annunciato vincitore di questa edizione, grande vocalità e personalità, potrebbe cantare l’elenco degli abbonati del telefono (cit. Morgan sempre dalla puntata di ieri)…

Ecco, magari l’armonia del pezzo è gradevole, ben arrangiato, ma è piatto, scontato, il testo è un insieme di clichè vecchio e ritrito e la melodia per fenomeni da baraccone svilisce le grandi qualità di Marco che non credo avesse bisogno di questa roba per dimostrare niente a nessuno, nè di somigliare vagamente ad Alex Baroni, visto che durante il suo percorso artistico durante il programma ha cantato egregiamente canzoni di ben altra qualità autorale . Insomma, lui è comunque davvero bravo ma purtroppo anche questo inedito, come gli altri, è musica plop.

Qui lo sclero di Morgan (e se gli avessero detto prima della trasmissione che dal prossimo anno lui non ci sarebbe più stato??? mah…):

Documento straordinario, non ho parole…

E’ davvero inquietante… Avevo bisogno di trovare una canzone degli Yellowjackets ft. Kurt Elling, e che si intitola Up From New Orleans, così come il testo. Di quest’ultimo nessuna traccia, quindi colgo l’occasione di chiedere ai miei lettori di spedirmelo nel caso lo abbiano. Invece trovo nientepopodimenoche l’mp3, in download gratuito da dada.it. Mi registro, lo scarico, sono compiaciuto. Al che mi restano altri 2 download gratuiti; decido di navigare sto sito e clicco sul genere Jazz… Non trovo nulla che mi ispiri o che non abbia già, guardo le proposte e mi imbatto nella classifica degli autori jazz più scaricati dal sito:

giggidalessio

Faccio il print screen che vedete qui sopra e chiudo la finestra del browser. Agghiacciante!!!!!

Faccio fatica a crederci… Vasco Rossi ha coverizzato Creep dei Radiohead, senza alcun rispetto del testo originale e utilizzando, come al suo solito, le solite parole dal suo ristrettissimo vocabolario che ne conterà, si e no, non più di 200.

Ma voglio spiegarvi i motivi attraverso mie supposizioni:

1) Vasco è stato rapito dagli alieni 20 anni fa, da allora un suo clone replicante si spaccia per lui, cercando sempre di rimanere in un continuo e costante stato di banalità.

2) Vasco sì è tirato talmente tanta coca che  si è fritto quel poco di cervello che aveva.

3) Vasco è morto, al suo posto c’è un sosia che ne imita la voce, sosia messo lì dall’industria discografica con le pezze al culo.

4) Vasco, stanco di scrivere, ha commissionato a un azienda informatica un programmino che genera automaticamente un’accozzaglia di frasi banali per tutte le stagioni.

5) Era solo uno scherzo…

agosto: 2017
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