You are currently browsing the monthly archive for maggio 2007.

Mi sono detto: adesso faccio un ritorno coi fiocchi sul mio blog facendo uno spippolone sul senso dell’onore che ha spinto un politico giapponese al suicidio. Poi leggo un articolo di Camilleri, mi piace ma allo stesso tempo mi impigrisce, per cui posto quello e torno ai miei progetti musicali (che detto così sembra chissà cosa, ma mi diverte). Ecco il post:

Apprendo dai giornali e dalle tv che il ministro giapponese dell’Agricoltura Toshikatsu Matsuoka, facente parte dell’attuale governo presieduto da Shinzo Abe, si è impiccato perché accusato, pare con solido fondamento, di essere coinvolto in scandali finanziari. Ha obbedito a quell’antico codice di condotta giapponese che si chiama Bushido e che obbliga, tra l’altro, prima di tutto all’onestà assoluta nell’esercizio delle proprie funzioni. La faccenda, come cittadino italiano, mi preoccupa enormemente. Perché temo il contagio, allo stesso modo dell’influenza aviaria. Prima di Matsuoka, mi era capitato di leggere di tanto in tanto che manager giapponesi che avevano condotto al fallimento le aziende da loro guidate si erano buttati giù dall’alto di un grattacielo o avevano fatto addirittura harakiri come i samurai di una volta.

Le mie parole vogliono in qualche modo contribuire a scongiurare la spaventosa possibilità che anche nel nostro amato paese si diffonda una simile barbara usanza che porterebbe in breve l’Italia a un rovinoso spopolamento di industriali, di imprenditori, di manager pubblici, a un pericoloso depauperamento di quelle eccelse intelligenze che guidano le sorti delle nostre capacità produttive. Da noi fortunatamente è invalso l’uso che un manager che ha completamente fallito, che so, la gestione delle Ferrovie, invece di sentirsi costretto al suicidio, sia trasferito, dopo aver ricevuto un’ultramiliardaria liquidazione, a gestire l’Alitalia; che un banchiere, tante volte inquisito per bancarotta, non solo rimanga al suo posto, ma possa anche estendere, con fusioni e accorpamenti, il suo personale potere tra il plauso dei politici che sperano, in ginocchio attorno al tavolo del banchetto, che venga loro gettato qualche osso. Fallisce la Cirio? Fallisce la Parmalat? I piccoli risparmiatori vengono defraudati dei loro risparmi? Viviamo in un paese cattolico. Se si commette un errore, ci si confessa e si viene assolti. Il suicidio, come si sa, è un peccato mortale. Tenetelo presente, industriali e manager italiani: non lasciatevi, per carità, contagiare.

Non c’è problema, il senso dell’onore non ce l’hanno. Sono solo sfacciatamente ricchi e prepotenti.

Annunci

alitalia.jpg

Aderiscono anche gli aerei che si rifiutano di partire… 😉

alitalia01.jpg

Speriamo sia di ispirazione per buttare giù un po’ di kili (sono un bel po’…). Comunque un gran video e pezzo divertente questo degli OK GO, Here We Go Again. Sono stato latitante dal blog non per fitness ma per musica, appena passa questo marasma da incisione torno con un bel po’ di cose noiose ed inutili, promesso!!

Pubblico questa lettera che ho avuto il piacere di leggere solo qualche giorno fa, visto che domani il suo autore sarà a Vaie, in Val di Susa alle ore 20,30 presso il centro sociale Primo Levi in via Martiri della Libertà 9, a presentare il suo nuovo libro La Scomparsa Dei Fatti. La lettera è molto interessante e i dati sono, purtroppo, veri…

Gentile Luca Cordero di Montezemolo,
il presidente di Federmeccanica, che fa parte della Confindustria, dice che l’aumento di 100 euro all’anno chiesto dagli operai è “una proposta ridicola” perché ci metterebbe “fuori dal mercato”. E lei ha dichiarato che la ripresa economica dell’Italia è “esclusivamente merito delle imprese”. Eppure lei stesso ripete sempre che un’impresa non è fatta solo dagli imprenditori e dai manager, ma anche dai lavoratori. Dunque tutti dovrebbero essere premiati per il loro lavoro. Invece i manager in Italia guadagnano molto di più dei loro colleghi del resto d’Europa, mentre i lavoratori molto di meno. In Italia un operaio guadagna in media, al lordo, 21 mila euro, contro i 29 mila della Francia, i 32 della Svezia, i 35 del Belgio, i 37 dell’Olanda, i 39,7 della Gran Bretagna, i 41 della Germania, i 42 della Danimarca. Qualche anno fa, un tale disse: “se i nostri operai guadagnano poco, le macchine che gli facciamo costruire chi se le compra?”. Tra il 2000 e il 2005, secondo l’Eurispes, in Europa gli stipendi sono aumentati del 20%, in Italia del 13,7. Da noi gli stipendi dei lavoratori aumentano ogni anno del 2,7%, mentre quelli dei manager del 17%, otto volte l’inflazione. Le stipendio medio dei primi cento top manager italiani è di 3,4 milioni all’anno, 7 miliardi di lire: guadagnano 160 volte lo stipendio di un operaio, prendono in due giorni quello che un operaio prende in un anno. In ogni caso la Fiat, con le sue mani e con la cassa integrazione, s’è rimessa in sesto grazie a un manager come Marchionne. Che dunque si merita tutti i 7 milioni di euro che guadagna all’anno, poco meno di quelli che guadagna lei. Ma, se il mercato ha un senso, chi ottiene risultati dovrebbe guadagnare molto e chi va male dovrebbe guadagnare poco, o farsi da parte. Mi sa spiegare allora perché, visto come va la Telecom, il manager più pagato d’Italia è proprio Carlo Buora della Telecom, con 18.860 milioni di euro nel 2006 tra stipendio e liquidazione Pirelli? E perché Tronchetti Provera guadagna come Marchionne che ha risanato la Fiat? Poi c’è Cimoli, che ha così ben ridotto l’Alitalia: guadagna 12 mila euro al giorno, quello che un operaio guadagna in un anno. Il presidente di Air France guadagna un terzo: ma la compagnia francese è in attivo, mentre la nostra perde un milione al giorno. Dopo 2 anni e mezzo disastrosi, col buco Alitalia salito a 380 milioni, Cimoli per andarsene ha pure preso 5 milioni di liquidazione. Alberto Lina è l’amministratore delegato dell’Impregilo, capo-gruppo della ditta che smaltisce così bene i rifiuti in Campania: guadagna addirittura più di lei, 7,3 milioni. Anche lui prende in un giorno quanto un suo operaio guadagna in un anno. Dov’è il mercato? Dov’è la meritocrazia? La prima regola del mercato è che tutti rischiano qualcosa, e chi sbaglia paga. Voi top manager, invece, non rischiate mai nulla. Se avete successo, vi aumentate lo stipendio. Se fallite, ve lo aumentate lo stesso. Se vi cacciano, ci guadagnate una fortuna con le superliquidazioni. Poi passate a far danni da un’altra parte. E se non garantite la sicurezza o la salute dei vostri dipendenti, loro pagano con la vita, per voi c’è l’indulto. Con la certezza di morire di morte naturale, nel vostro letto. Gli operai invece muoiono al lavoro come le mosche, al ritmo di quattro al giorno. Andare a lavorare, in Italia, è più pericoloso che andare in guerra. Ogni anno muoiono 1250 lavoratori italiani, la metà delle vittime delle Torri gemelle, meno dei morti di tutto il mondo per attentati terroristici. E un milione restano feriti. Ora lei, dottor Montezemolo, è preoccupato che il tesoretto si disperda in mille rivoli. Giusto. Ma perché non parlate mai del tesorone dell’evasione fiscale, 200 miliardi l’anno? E del tesorone del lavoro nero e sommerso, il 27% del pil, cioè 400 miliardi? E del tesorone delle mafie, 1000 miliardi di euro? La legge sul falso in bilancio varata dal governo Berlusconi e finora confermata, in barba alle promesse elettorali, dal governo Prodi, consente a ogni impresa di occultare dai bilanci fino al 5% dell’utile prima delle imposte, al 10% delle valutazioni e all’1% del patrimonio netto. Centinaia di milioni di nero legalizzato per ogni grande gruppo. Una sorta di modica quantità di falso in bilancio consentita, come per la droga, per uso personale. Non vi vergognate di una situazione del genere, che vi rende tutti sospettabili? Il “mercato” è anche 25 anni di galera per chi trucca i bilanci, come in America: o no? Perché allora non avete detto una parola contro la depenalizzazione del falso in bilancio? Perché Confindustria non fa una grande battaglia per importare in Italia la legge americana sui reati finanziari? Vedrà che, recuperando un po’ di evasione, si potranno garantire case, asili e pensioni al popolo dei 1000 euro al mese, che con un giusto aumento di stipendio potrebbero fare un bel passettino in avanti. Perchè, come diceva quel tale, “se gli operai guadagnano poco, le macchine che costruiscono chi se le compra?”. A proposito: lo sa chi era quel tale? Non era Marx, e nemmeno il subcomandante Marcos. Era l’avvocato Agnelli. In attesa di un cortese riscontro, porgo distinti saluti.

Marco Travaglio

gesucompagnone.jpg

Gesù Cristo, da qualche parte, se la sta ridendo a crepapelle. La Chiesa che ha preso vita dalle sue gesta sta diventando isterica e medievale. Beh, forse medievale lo è sempre stata, dopotutto. Si permette di entrare nella vita politica del nostro paese e quando un signor chiunque, che di mestiere suona i campanelli, dice qualcosa che tutta Italia pensa, grida al Terrorismo. Ma bravi i signorini dell’Avvenire! E bravo Paparazzi! E Monsignor Bagnasco, con la scorta per 4 scritte sui muri… Occupatevi delle anime, della spiritualità; così facendo la gente si allontana da voi. Io in chiesa non ci vado più, preferisco non avere intermediari quando ho bisogno di comunicare con Dio o con Cristo o come si chiama.

Dovesse tornare Cristo il primo cazziatone lo andrebbe a fare in Vaticano. In sogno mi ha confidato che farebbe una cosa tipo la cacciata dei mercanti dal tempio in versione moderna (l’ha chiamata CDT2.0). A calci nel culo.

Ieri sera ho visto a teatro Daniele Luttazzi. Non era la prima volta che lo vedevo a teatro, lo seguo dai suoi esordi su Magazine3 (Rai3 quando era chiamata TeleKabul). Forse, per il fatto che qualche battuta la conoscevo già, l’ho trovato appena appena al di sotto dei suoi standard, comunque elevati. Una battuta fra tutte mi è rimasta: Paparazzi ha al collo un crocifisso grande, ma talmente grande che alla croce vi è appeso un uomo vero!!!

Prima che vidisgustiate rifletteteci, perchè è geniale la battuta, e fa riflettere.

Per fortuna altre voci fuori dal coro che fanno la vera ricchezza di questa povera Chiesa. Uno di loro, Mons. Giovanni Climaco Mapelli, presidente del centro studi teologici di Milano, ha scritto questa lettera che vi posto:

Siamo arcistufi di questo Vaticano e di questi Vescovi che pontificano sulla natura, la famiglia ed ogni “universa scientia”, senza conoscere niente, e che ignorano, da ignoranti, ogni ricerca scientifica e l’evoluzione culturale e sociale. Sono loro oggi a creare l’omofobia e la discriminazione a priori, altro che valori della Famiglia.
Siamo tutti sotto tiro: sia i preti sia i vescovi che difendono le persone omosessuali. Ci hanno messo la mordacchia del silenzio, e per difendere la verità e il rispetto delle persone emarginate ci costringono ad uscire anche dai Sinodi delle Chiese, orientali ed occidentali, ma il tempo del silenzio è finito! E io parlo, e dico che è una vergogna dover assistere a questa sceneggiata dell’omofobia vaticana ed italiana insieme, che con le parole di mons. Bagnasco e di mons. Scola cercano di intorbidire le acque, lanciare il sasso e nascondere la mano, facendosi coprire le spalle dall’agenzia SIR e dal quotidiano AVVENIRE, che vogliono difendere l’indifendibile. Prima dicono che l’omosessualità sta a cotè dell’incesto e della pedofilia, poi si scusano: è indecente che usino questi argomenti per negare diritti a due persone, dello stesso sesso, che si amano e vogliono convivere. Inaudito che si possano difendere certi integralismi razzistici, benedetti dal Papa tedesco. Ed è inaudito ed indecente che vi sia tutta una Destra politica genuflessa che ripete pari pari tutti gli assiomi e gli slogan del clero, senza un barlume di coscienza critica…Sono stato testimone di cose indecenti, proprio in tema di omosessualità, accadute dentro il Vaticano: dunque non prendo lezioni dai farisei con la talare romana. Dico ai gay e alle lesbiche italiane: sto dalla vostra parte! Date prova ed esempio di amore, di relazione e di solidarietà autentiche, di comunione di vita, e mandate al diavolo questa gerarchia clericale presuntuosa ed infamante. Come Vescovo, pregando, benedico ogni giorno il vostro cammino di vita, tra le difficoltà, le sofferenze e l’emarginazione come avrebbe fatto Cristo se vi avesse incontrato sulla sua strada. Dio vi ama: non sarà l’odio di taluni preti o di certi cattolici a proibirvi di stare nell’amore di Cristo!

Un dirigente Rai mi ha spiegato che esistono cinque temi tabù su cui non si può ironizzare liberamente come piace a me: la religione, il capo dello Stato, gli handicap fisici, le razze diverse e l’omosessualità. L’ho ringraziato. La prossima volta che torno in tv, in diretta, la prima battuta che dirò sarà: “Cristo d’un Dio!, dice Ciampi, quello zoppo di un negro è una checca!”.

(Daniele Luttazzi – Adenoidi)

Oggi a Torino, in piazza Castello, vi è stata la manifestazione nazionale del Primo Maggio, la festa dei lavoratori. Torino è stata scelta come città simbolo di ripresa, visto che Fiat e indotto hanno ripreso a girare (e a vendere). Hanno parlato delle morti bianche e del precariato, soprattutto. E c’erano i 3 segretari dei maggiori sindacati italiani, il presidente della Camera Fausto Bertinotti, il segretario dei DS Piero Fassino e varie altre autorità. Gente? Gli organizzatori parlano di centomila persone, quindi saranno state 50mila. Tante parole cariche di retorica, niente più. Io, operaio del bit, non ero rappresentato, come d’altronde tutti quelli che fanno il mio mestiere. Non un accenno polemico nei confronti della più che discussa legge Biagi, che ha aumentato a dismisura il bacino del precariato.

Insomma, le solite cose, nulla che domani non possa essere dimenticato.

maggio: 2007
L M M G V S D
« Apr   Ago »
 123456
78910111213
14151617181920
21222324252627
28293031  

Accessi al blog

  • 122,735 hits

Top Clicks

  • Nessuna