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Oh, per caso mi sono accorto che wordpress utilizza anche dei simpatici plugin, quali quello dei sondaggi. Allora pubblichiamone uno e vediamo che succede…

Lo so, forse non vi aspettavate un titolo così, o se ve lo aspettavate magari non vi sareste immaginati che il contenuto sarebbe potuto essere così distante da ciò che vi eravate immaginati.

Comunque sia non è dei ragazzi caduti a Kabul che voglio parlare, con tutto il rispetto per il dolore delle famiglie…

Ieri purtroppo ho dovuto accompagnare mia madre al pronto soccorso dell’ospedale Martini di Torino. Dopo solo mezz’ora dall’accettazione era già in visita dall’otorino ed alle 17, dopo esami accurati (radiografie rx, analisi del sangue e tac) era già stata dimessa.
Un sentito grazie va a questi straordinari infermieri, volontari e medici che corrono, si sbattono, curano e non dimenticano l’umanità, e con scrupolosa attenzione non lesinano un sorriso a chi ne abbia bisogno.

Insomma: gente con i coglioni!

Abbiamo un tesoro, la Sanità italiana, che ci è invidiato da tutto il mondo (vedi Sicko di Michael Moore), cerchiamo di non distruggerlo e rimanere sempre nell’eccellenza.
Eccellenza che ho trovato abbondante fra tutti coloro che lavorano in quell’ospedale, tra caos e stress… Credo che sia davvero una vocazione e li ammiro davvero moltissimo. Tutti.

Oramai questo non è più un blog, è diventato un qualcosa su cui buttare 2 o 3 pensierini almeno una volta l’anno. Soprattutto quando ci si annoia e non si sa che cazzo fare. E oggi è uno di quei giorni…

Dunque, un anno fa esatto davo le dimissioni dal posto più infame presso cui abbia lavorato. Pensavo ad un anno sabbatico durante il quale avrei deciso ed organizzato meglio il mio futuro. Non resistetti nemmeno un giorno, telefonai ad un ex-collega che lavora da casa per dargli una mano, nel caso ne avesse bisogno. Fu un’esperienza davvero interessante, ebbi modo di capire quanto ci si fa il culo se lavori da casa e, allo stesso tempo, come sia comunque più rilassante, come ci si possa organizzare meglio il tempo e come si potesse stare così bene senza leccaculo o rompicoglioni nello stesso ambiente (vabbè, tralasciamo il fatto che pagano, quando lo fanno, a babbo morto). Così avevo deciso: mi metto anche io in proprio. Ricevetti un fraccaio di offerte di lavoro (avevo messo il cv su monster.it e, devo ammetterlo, funziona a meraviglia. Ad una di queste risposi, ma solamente perchè avevo sentito che un amico era stato contattato. Così mi sono detto: “ma sì, ci facciamo un giretto a Milano“, senza nessuna intenzione di fare bella figura. Avevo i capelli lunghi fino alle spalle (aaaargh!), decisi di mettermi un vestito, ma volli tenere le nike ai piedi e una terribile maglietta, sembravo la versione chic/choc del Grande Lebowski.

Ahò, nonostante mi fossi impegnato ad essere arrogante, superficiale fingendo persino un pochetto di cialtroneria, questi mi richiamano e mi offrono un contratto, chiedendomi quanto vorrei essere pagato. Io sparo una cifra pensando che “tanto non accetteranno mai“, e invece…

Ora è quasi un anno che sto in questo posto e, memore delle esperienze passate, mi sono fatto una discreta idea di com’è il mondo della consulenza informatica in italia: di merda. Vi spiego il perchè in pochi semplici passaggi:

  1. classismo: il consulente ha sempre meno diritti rispetto ad un interno ma in compenso si fa il culo doppiamente. Spesso non ha internet o ha dei limiti, deve pagare una mensa che per altri è gratuita (per fortuna si hanno rimborsi pranzo o ticket restaurant), non ha un posto per il parcheggio.
  2. tecnologie obsolete: si sa, l’IT in questo paese ridicolo, è indietro di 15/20 anni, nella migliore delle ipotesi, questo perchè nelle aziende presso cui presta servizio hanno personale vecchio e poco competente, spesso restio alle innovazioni tecnologiche; ovvero siamo quasi a java 6 e OVUNQUE si usa ancora e solo la versione 4…
  3. capiprogetto incompetenti: sì, non è una novità, spesso sono ex-programmatori piuttosto scarsi che credono di aver vinto al superenalotto, idioti gesticolanti il cui unico punto di forza è il saper leccare bene i culi giusti. una vocazione, non fa per me.
  4. mobilità inutile: ma cristo, c’è internet, possibile che un programmatore non possa fare il suo lavoro da casa? si risolverebbero problemi di traffico e tempi morti (i nostri). forse hanno bisogno della presenza in loco per avere qualcuno da vessare, fra un’inutile riunione ed un’altra.
  5. squallido competitivismo: questi ambienti di lavoro logorano i consulenti, che si sentono un po’ figli di nessuno e spesso iniziano gare al fioretto (meglio la sciabola) fra poveracci, col solo scopo di farsi “adottare”.
  6. mobbing: ah, all’inizio tutti amici, quasi una famiglia coi tuoi colleghi veri (cioè pagati dalla tua stessa azienda e che lavorano come te in consulenza). poi il capo inizia con una promessa, che ti fa in via confidenziale ma che è la stessa che fa a tutti e che non sarà mai mantenuta, a meno che tu non ne sia meritevole (cioè infame leccaculo ipocrita e spia).
  7. hardware terrificante: che tu abbia una postazione data dall’azienda o che tu abbia un portatile non tuo, avrai certamente delle fetecchie, come minimo un monitor che ti farà diventare cieco nel giro di un paio d’anni, un mouse che scatta, una tastiera con tasti inutilizzabili; nel caso tu abbia un portatile, se non è un lenovo o un thinkpad o robetta di fascia bassa, sei certamente un baciapile.
  8. cene aziendali: chi le ha inventate spero che ora sia in galera o sia morto; è vero, c’è del comico, e per fortuna non paghi tu, ma vedere lo spettacolo di miserabili che sprecano ettolitri di saliva non è bello (e l’umidità non è salutare).
  9. le autorizzazioni: cioè, tu ti devi fare un mazzo così e scopri man mano che per fare quella cosa devi avere l’autorizzazione per accedere alla tal macchina, roba da fare diventare vecchi prematuramente!!

In realtà di motivi ce ne sarebbero tantissimi, ma ora come ora non mi vengono in mente, e poi dovrei cambiare il titolo del post, troppa fatica…

Quindi cosa farò da grande? Ecco un bell’argomento per un futuro post, magari lo scrivo domani, o fra un anno.

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Lo so, probabilmente l’avrete già letta in qualche inoltro via mail da amici o colleghi. Difatti la posto per me… 😀

Gentile Ministro Padoa Schioppa,

Sono un ragazzo di 30 anni, lavoro come operaio, vivo in periferia di una grande città e, ahimè, vivo ancora a casa dei miei.
L’altro giorno ho sentito le sue parole in tv, e mi sono immediatamente identificato in coloro che lei definisce “bamboccioni”, quei trentenni che lei vorrebbe “mandar fuori da casa”. Mi son detto: “Grande Ministro, Lei ha ragione”. Mi sono così rivolto alla mia Banca per ottenere un mutuo.
“Grande Ministro, avrò finalmente una casa tutta mia”, ho pensato!
Guadagno 1.000 Euro al mese + 13esima e 14esima, le quali spalmate in 12 mesi mi garantiscono un reddito mensile di 1.166 Euro.
Visto che la rata mutuo non può superare 1/3 dello stipendio, mi posso permettere una rata di 388 Euro al mese.
Con questa rata mi viene concesso un mutuo di € 65.770 Euro in 30 anni (se aspettavo un altro po’, vista l’età, non me lo concedevano un mutuo trentennale… Grande Ministro, grazie per avermi fatto fretta!)
Con il mio bel preventivo in tasca, ho deciso di rivolgermi immediatamente ad uno studio notarile, per farmi preventivare le spese che dovrò sostenere per acquistare una casa. Dai 65.000erotti Euro, dovrò infatti togliere:

– Euro 3.000 circa di Tasse in fase d’acquisto (“solo” 3.000 euro visto che è la mia Prima Casa! Grande Ministro, grazie)
– Euro 2.500 circa di Notaio per l’acquisto
– Euro 2.000 circa di Notaio per il mutuo
– Euro 2.500 circa di Allacciamenti alle utenze acqua, gas, enel.

Per un totale di Euro 10.000 circa
Beh… ho ancora a disposizione ben 55.770 Euro per la mia casetta!
La dovrò arredare, ovvio, mica posso dormire per terra…
Mi sono rivolto così ad un mobilificio, per ora posso accontentarmi di una cucina, un tavolo con 2 sedie, un divano a due posti , un mobile tv, un letto matrimoniale, un armadio e due comodini… il minimo, ma mi conosco, mi saprò adattare.
Euro 7.000 circa, se i mobili me li monto io! Beh… pensavo peggio!
Ho ancora a disposizione ben 48.770 Euro per la mia casettina, sono sempre 90erottimilioni di una volta! Grande Ministro, grazie!
Entro gasatissimo in un’agenzia immobiliare, è arrivato il momento…
Con 48.770 euro mi dicono che posso acquistare:
– un garage di 38 mq. al livello – 2 di un condominio di 16 piani;
– due cantine (non comunicanti tra loro) di mq. 18 ciascuna nel condominio adiacente.

Per l’abitazione più piccola ed economica – un bilocale trentennale di 45 mq. al piano seminterrato di uno stabile a 20 km dalla città – dovrei spendere 121.000 Euro!
Me ne torno a casa Ministro, a casa dei miei, ovviamente!
Ho fatto quattro conti: per potermi permettere quel bilocale, dovrei:
– o indebitarmi per altri 63 anni, quindi l’ultima rata la verserò finalmente a 93 anni!
– oppure dovrei guadagnare 3.000 euro al mese!

Grande Ministro, grazie!

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Aderiscono anche gli aerei che si rifiutano di partire… 😉

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Pubblico questa lettera che ho avuto il piacere di leggere solo qualche giorno fa, visto che domani il suo autore sarà a Vaie, in Val di Susa alle ore 20,30 presso il centro sociale Primo Levi in via Martiri della Libertà 9, a presentare il suo nuovo libro La Scomparsa Dei Fatti. La lettera è molto interessante e i dati sono, purtroppo, veri…

Gentile Luca Cordero di Montezemolo,
il presidente di Federmeccanica, che fa parte della Confindustria, dice che l’aumento di 100 euro all’anno chiesto dagli operai è “una proposta ridicola” perché ci metterebbe “fuori dal mercato”. E lei ha dichiarato che la ripresa economica dell’Italia è “esclusivamente merito delle imprese”. Eppure lei stesso ripete sempre che un’impresa non è fatta solo dagli imprenditori e dai manager, ma anche dai lavoratori. Dunque tutti dovrebbero essere premiati per il loro lavoro. Invece i manager in Italia guadagnano molto di più dei loro colleghi del resto d’Europa, mentre i lavoratori molto di meno. In Italia un operaio guadagna in media, al lordo, 21 mila euro, contro i 29 mila della Francia, i 32 della Svezia, i 35 del Belgio, i 37 dell’Olanda, i 39,7 della Gran Bretagna, i 41 della Germania, i 42 della Danimarca. Qualche anno fa, un tale disse: “se i nostri operai guadagnano poco, le macchine che gli facciamo costruire chi se le compra?”. Tra il 2000 e il 2005, secondo l’Eurispes, in Europa gli stipendi sono aumentati del 20%, in Italia del 13,7. Da noi gli stipendi dei lavoratori aumentano ogni anno del 2,7%, mentre quelli dei manager del 17%, otto volte l’inflazione. Le stipendio medio dei primi cento top manager italiani è di 3,4 milioni all’anno, 7 miliardi di lire: guadagnano 160 volte lo stipendio di un operaio, prendono in due giorni quello che un operaio prende in un anno. In ogni caso la Fiat, con le sue mani e con la cassa integrazione, s’è rimessa in sesto grazie a un manager come Marchionne. Che dunque si merita tutti i 7 milioni di euro che guadagna all’anno, poco meno di quelli che guadagna lei. Ma, se il mercato ha un senso, chi ottiene risultati dovrebbe guadagnare molto e chi va male dovrebbe guadagnare poco, o farsi da parte. Mi sa spiegare allora perché, visto come va la Telecom, il manager più pagato d’Italia è proprio Carlo Buora della Telecom, con 18.860 milioni di euro nel 2006 tra stipendio e liquidazione Pirelli? E perché Tronchetti Provera guadagna come Marchionne che ha risanato la Fiat? Poi c’è Cimoli, che ha così ben ridotto l’Alitalia: guadagna 12 mila euro al giorno, quello che un operaio guadagna in un anno. Il presidente di Air France guadagna un terzo: ma la compagnia francese è in attivo, mentre la nostra perde un milione al giorno. Dopo 2 anni e mezzo disastrosi, col buco Alitalia salito a 380 milioni, Cimoli per andarsene ha pure preso 5 milioni di liquidazione. Alberto Lina è l’amministratore delegato dell’Impregilo, capo-gruppo della ditta che smaltisce così bene i rifiuti in Campania: guadagna addirittura più di lei, 7,3 milioni. Anche lui prende in un giorno quanto un suo operaio guadagna in un anno. Dov’è il mercato? Dov’è la meritocrazia? La prima regola del mercato è che tutti rischiano qualcosa, e chi sbaglia paga. Voi top manager, invece, non rischiate mai nulla. Se avete successo, vi aumentate lo stipendio. Se fallite, ve lo aumentate lo stesso. Se vi cacciano, ci guadagnate una fortuna con le superliquidazioni. Poi passate a far danni da un’altra parte. E se non garantite la sicurezza o la salute dei vostri dipendenti, loro pagano con la vita, per voi c’è l’indulto. Con la certezza di morire di morte naturale, nel vostro letto. Gli operai invece muoiono al lavoro come le mosche, al ritmo di quattro al giorno. Andare a lavorare, in Italia, è più pericoloso che andare in guerra. Ogni anno muoiono 1250 lavoratori italiani, la metà delle vittime delle Torri gemelle, meno dei morti di tutto il mondo per attentati terroristici. E un milione restano feriti. Ora lei, dottor Montezemolo, è preoccupato che il tesoretto si disperda in mille rivoli. Giusto. Ma perché non parlate mai del tesorone dell’evasione fiscale, 200 miliardi l’anno? E del tesorone del lavoro nero e sommerso, il 27% del pil, cioè 400 miliardi? E del tesorone delle mafie, 1000 miliardi di euro? La legge sul falso in bilancio varata dal governo Berlusconi e finora confermata, in barba alle promesse elettorali, dal governo Prodi, consente a ogni impresa di occultare dai bilanci fino al 5% dell’utile prima delle imposte, al 10% delle valutazioni e all’1% del patrimonio netto. Centinaia di milioni di nero legalizzato per ogni grande gruppo. Una sorta di modica quantità di falso in bilancio consentita, come per la droga, per uso personale. Non vi vergognate di una situazione del genere, che vi rende tutti sospettabili? Il “mercato” è anche 25 anni di galera per chi trucca i bilanci, come in America: o no? Perché allora non avete detto una parola contro la depenalizzazione del falso in bilancio? Perché Confindustria non fa una grande battaglia per importare in Italia la legge americana sui reati finanziari? Vedrà che, recuperando un po’ di evasione, si potranno garantire case, asili e pensioni al popolo dei 1000 euro al mese, che con un giusto aumento di stipendio potrebbero fare un bel passettino in avanti. Perchè, come diceva quel tale, “se gli operai guadagnano poco, le macchine che costruiscono chi se le compra?”. A proposito: lo sa chi era quel tale? Non era Marx, e nemmeno il subcomandante Marcos. Era l’avvocato Agnelli. In attesa di un cortese riscontro, porgo distinti saluti.

Marco Travaglio

Oggi a Torino, in piazza Castello, vi è stata la manifestazione nazionale del Primo Maggio, la festa dei lavoratori. Torino è stata scelta come città simbolo di ripresa, visto che Fiat e indotto hanno ripreso a girare (e a vendere). Hanno parlato delle morti bianche e del precariato, soprattutto. E c’erano i 3 segretari dei maggiori sindacati italiani, il presidente della Camera Fausto Bertinotti, il segretario dei DS Piero Fassino e varie altre autorità. Gente? Gli organizzatori parlano di centomila persone, quindi saranno state 50mila. Tante parole cariche di retorica, niente più. Io, operaio del bit, non ero rappresentato, come d’altronde tutti quelli che fanno il mio mestiere. Non un accenno polemico nei confronti della più che discussa legge Biagi, che ha aumentato a dismisura il bacino del precariato.

Insomma, le solite cose, nulla che domani non possa essere dimenticato.

Posto volentieri:

I tanti volti del ’77
Dai nuovi movimenti alla crisi della politica

Cercare di capire, a distanza di 30 anni, cosa sia stato e quali potenzialità abbia espresso il movimento del 1977 non è facile, specie se ci si vuole sottrarre alla doppia trappola della celebrazione acritica e della semplificazione commemorativa. Il collettivo Thomas Mùntzer lancia questa sfida e, cogliendo l’occasione per presentare il numero monografico sul 1977 della rivista “ERRE.Resistenze, Ricerche, Rivoluzioni” , propone un momento di riflessione e approfondimento con il contributo prezioso di alcuni autorevoli interventi.

Mercoledì 14 Marzo 2007
h.1730 – Aula 8 (primo piano)
Palazzo Nuovo – Torino

Intervengono:
Marco Scavino – storico del movimento operaio
Il movimento e gli operai

Franco Milanesi . ricercatore dell’Università di Torino
Gioia e rivoluzione? Soggettività politica e conflitto nel ’77 italiano

Oliviero Calcagno – studioso di filosofia marxista
Le filosofie del ”77

Modera: Diego Giachetti (comitato redazionale di Erre)

Collettivo Thomas Muntzer in collaborazione con ERRE e Edizioni Alegre

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Pare che ne stiano parlando tutti, e male, del portale che dovrebbe promuovere il turismo del nostro paese all’estero. Quindi mi sono fatto un giro e subito ho notato che mi si richiede di aggiornare il player di flash… maddechè? Poi su un link c’è scritto, giuro, questo link apre a una nuova finestra con contenuto non accessibile (bugia, si apre e la cartografia funziona)… Ma si può?

Poi ho visto i sorgenti… Aaaargh!!! Porzioni di javascript con commenti in mezzo all’html, ce n’è una per trimmare una stringa (non ci credevo, ma è così), la dicitura inizio testata e inizio partaimo (te la darei io una testata, partaimo anzichè partiamo), fogli di stile usati come da programmatori junior neoassunti, accessibilità manco a parlarne! E meno male che l’ha fatto IBM, che ha prodotti tali per cui fare una robetta del genere si impiegano 2 mesi, per stare larghi. VERGOGNA, coi nostri soldi!!!

45 milioni di euro??? Un euro è mio, e lo rivoglio indietro! Ci mettevamo io, bobpuley e jesty e l’avremmo fatto certamente ad un costo decisamente inferiore… Anche 50 mila euro a cranio per un anno sarebbero bastati. Invece ci ha pensato un certo Pugia, che ringrazio, e linko il suo blog qui.

Eccovi il lavoro, ben fatto e, soprattutto gratuito (nel senso che l’ha fatto senza prendere una lira e decisamente meglio) di Pugia: confrontatelo con l’originale, è identico come facciata, ma fatto moooolto meglio (è anche design tabless)…

PUGIA SEI UN GRANDE!!!

P.S.: scopro ora che un altro blogger, ramsesoriginal (non potevi chiamarti ramsescopy?) ha scritto un post molto simile al mio lunedì, ma nonostante abbiamo opinioni molto simili non ho copiato da lui. Eppure è quasi impaginato nello stesso modo… Paura!!! Vabbè, è doveroso rollarlo, quantomeno!

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Forse non tutti sanno dei ghostwriter, cosa o chi siano, cosa facciano, di cosa si nutrano, come (e se) si accoppiano (indubbio che si riproducano). La prima volta che sentii parlare di questa curiosa specie fu su una polemica che riguardava lo scrittore americano di libri horror Stephen King, reo di “farne uso” per pubblicare romanzi a suo nome, non scritti da lui ma da gente con il suo stesso stile. Possibile che uno scrittore di successo possa cadere in simili bassezze? Possibile, non certo.

La seconda volta che ne sentii parlare fu anche l’occasione per provarne l’esistenza in altri campi. Difatti, per lavoro, ebbi a che fare con il ghostwriter di un noto politico italiano che fece parlare di sè per una discutibile legge che portava il suo nome: i maligni sostenevano che non solo non l’aveva scritta lui, ma nemmeno l’aveva letta. Un uomo di merda, lui ed il suo portale con notizie rubate in giro per il web, con una redazione sottopagata, sfruttata e precaria (ovviamente). Mai visto di persona, ma sentito spesso al telefono (anche un sabato sera verso le 22, voleva sapere se era partita la sua inutile newsletter… si fosse iscritto almeno lui se ne sarebbe accorto): arrogante, saccente e volgare.

Ce l’hanno tutti, manco fossero dei Pòkemon introvabili!

Ora, perchè vi sto parlando di queste cosette? Perchè ho notato che per una settimana non si è fatto altro che parlare dello scambio epistolare fra la Second Lady e marito. Lettere pubblicate sui giornali. Operazione studiata a tavolino da creativi (altra specie protetta), ghostwriter, curatori di immagine, analisti, bodyguard e truccatori.

Un successone, visto che la maggior parte dei poveri stronzi ci è cascata…

Io no, ho tentato una veronica per dribblare la notizia, ma non è servito: ho vomitato per due giorni.

P.S.: un pessimo giornalista, schierato e pavido ha ottime probabilità di diventare un ghostwriter.

marzo: 2017
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