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Posto anche questa cosa trovata in rete da un amico, attendibile o meno che sia…

“Il sorteggio arbitrale di Bergamo e Pairetto non era truccato”.
Questo ha sentenziato la Corte di Appello del Tribunale di Roma. Verdetto che segue la linea già precedentemente tracciata a Torino da pronunciamento analogo del giudice Maddalena.
Ancora una volta un Tribunale, vero e non sportivo, chiamato ad esprimersi in merito su quella che sarà una delle colonne portanti ( se non la più importante) dell’accusa nell’inchiesta napoletana su Calciopoli,
ha ribaltato completamente la verità data per acquisita dall’opinione pubblica e dai mezzi di informazione
rischiando di smontare completamente, in partenza, il teorema dei giudici napoletani secondo i quali il sorteggio era irregolare, e Bergamo e Pairetto ne erano gli organizzatori per conto della “famosa” cupola.
Certo la sentenza romana si riferisce a fatti ben precedenti lo scoppio di Calciopoli ma è comunque sotto gli occhi di tutti che a quasi 17 mesi dallo scoppio del presunto più grande scandalo calcistico italiano del secolo, le accuse continuano a cedere strutturalmente ad una ad una.
Tuttavia non era difficile prevedere un tale esito, anche perchè già lo stesso Sandulli aveva parlato di un campionato, quello 2004/2005, come regolare; e visto anche che il giudice De Biase, giudice nella precedente famosissima vicenda calcio-scommesse, ha da subito definito Calciopoli “un aborto giuridico”.
Naturalmente i colpevolisti, quelli dei titoli a caratteri cubitali in copertina, quelli delle intercettazioni sbattute in prima pagina ( il rispetto della privacy in questo caso non conta?), quelli di “Moggiopoli”, hanno tutto l’interesse affinché questa sentenza venga fatta passare nell’anonimato di un silenzio assordante, chiaramente in perfetta buona fede no?
Al massimo un bel trafiletto nelle ultime pagine , vicino alle previsioni del tempo, giusto per poter dire:
“Cosa volete? Ne abbiamo parlato anche noi, eh”. Certo si, come no.
Come giustificare, nel caso, le sentenze abnormi della Banda di Guido Rossi?
Come giustificare i tavolini che si sono spostati da una stanza trofei ad un’altra?
Evviva il nuovo calcio pulito. Quello di Matarrese. Quello di Abete, braccio destro di Carraro da una vita.
Il campo, quello si, unico vero giudice di questo sport, per fortuna però non riesce a bluffare.
Ed anche a distanza di 2 anni, i valori espressi sono quasi sempre gli stessi.
Il Milan, tanto unico e devastante in Europa quanto sempre stranamente zoppicante in Italia.
La solita Roma che si esalta per ogni singola vittoria, rimarcando la richiesta del pallone d’oro per Totti ad ogni incrocio della capitale, salvo deprimersi poi e tornare alla realtà alla prima difficoltà.
La Juventus che, nonostante smembrata della più forte squadra degli ultimi 20 anni, riesce a conservare intatte le caratteristiche che da sempre la contraddistinguono. Cuore, grinta, umiltà e…polemiche.
Quelle che non mancheranno mai di accompagnarla.
Quelle che nella stessa partita fanno passare in secondo piano un goal in chiaro fuorigioco ma che in buonafede (chiaro no?) portano a discutere dell’interpretazione di un controfallo.
O perché no, la volta dopo, dell’applicazione di un fuorigioco.
Alla pari o quasi, almeno nei punti, con la Juve attuale poi, troviamo a competere l’Inter e la Fiorentina, che hanno colmato le evidenti distanze pre-Calciopoli solo grazie ai valori aggiunti dei loro nuovi 2 leader: Ibrahimovic e Mutu.
Ovvero quelli che insieme all’attuale capocannoniere Trezeguet, al nuovo re di Napoli Zalayeta e alla bandiera juventina Del Piero, costituivano l’attacco della straripante Juve di Capello.
Quella delle 76 giornate consecutive in testa., e che poi , singolarmente, ha fatto la differenza anche ai mondiali di Germania.
Per oltre un anno, forse, è andato in onda in tutte le sale e televisioni italiane e non, il film :
“CALCIOPOLI: IL GRANDE BLUFF”.
E se anche da Napoli verrà confermato che il sorteggio arbitrale era regolare, chi avrà il coraggio di chiedere scusa?
Comunque vada a finire: accipere quam facere praestat iniuriam.

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