I fatti che accadono quotidianamente si assomigliano, non sono mai unici. Ad alcuni però viene data più visibilità rispetto ad altri perchè i protagonisti, molto spesso, sono dei veri e propri personaggi. Gente che lascia una traccia dietro di sè. Molto spesso ci sono anche giornalisti o presunti tali in cerca di scoop. Mastrogiacomo è libero, chi ha permesso che ciò avvenisse è stato arrestato dalle autorità afgane, forse non frega nulla a nessuno, Gino Strada a parte. Così va la vita…

Torna quindi alla ribalta Anna Maria Franzoni, accusata dell’omicidio del figlio. Il PG ha chiesto per lei 30 anni. L’opinione che io mi sono fatto su di lei è che è colpevole, non mi sarei fatto quest’idea se non si fosse sovraesposta. Non riesco a dimenticare quando chiese, a intervista finita, se aveva pianto troppo, brrrr… Si sarebbe dovuta chiudere nel silenzio portato dalla sofferenza. Ne è uscito il ritratto di una persona perbene, e già questo è preoccupante. La giornalista più accanita nella vicenda Franzoni è stata Silvia Vada, che conosco sin da quando ero bambino, era sorella di un amico che frequentavo da adolescente. Una donna senza troppo talento, con ganci che le hanno permesso di farsi conoscere prima accompagnando i tifosi disabili del Torino (il padre ne era azionista), poi conduttrice per programmi sportivi regionali, infine Italia 1, Studio Aperto. Un cambiamento radicale non solo professionale ma anche fisico: naso non più aquilino ma alla francese, labbra non più sottili ma… gonfie, forse anche il seno ma non ricordo. Nulla di male, per carità. Forse, avesse studiato di più e non avesse avuto la vita così facile, professionalmente, si sarebbe migliorata. Invece, sentendola parlare, i suoi sembrano i rapportini di una portinaia appena grammaticata. Che parli di omicidi o di feste paesane non fa differenza: è come l’effetto disgusto per la superficialità, non aggiunge mai quel qualcosa che ti porta a fare un ragionamento. Questa è la nuova generazione di giornalisti, questo ci meritiamo. E pensare che c’è chi ha il coraggio di criticare gente come Travaglio, Biagi o Santoro, gente che non ha mai avuto paura di rivolgere domande scomode, che non ha mai avuto paura di dire ciò che pensava.

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