John Legend è stato, per me, il miglior evento musicale della serata. Poi certo, mi è anche piaciuta la canzone di Johnny Dorelli (grande classe e bel testo), il testo di Pensa di Fabrizio Moro, il pezzo di Concato, un po’ anche quello di Paolo Rossi (inedito di Rino Gaetano), Elsa Lila e Romina Falconi, mi ha raccapricciato Amalia Grè (l’aveva già fatto con io cammino di notte da sola, tormentone di Ciao Belli e degli Elii a radio deejay) e tutto il resto non mi ha lasciato alcuna traccia.

Penosa la preparazione dei conduttori, da ritagli di giornale, sul cantante pianista soul americano, che davvero ha poco a che fare con Stevie Wonder, mio grande mito, se non il talento e il genere nel quale si esprimono entrambi. Si fossero ascoltati i suoi 2 album avrebbero colmato le loro lacune; lui si è anche tristemente prestato alla pantomima dell’accenno a You Are The Sunshine Of My Life, che non aveva provato, per poi rifarsi con Visions (da Innervisions, sempre di Wonder) ed essere quasi snobbato… E il pezzo che ha eseguito si intitolava Save Rooms, non save-the-room come tu hai erroneamente presentato (ah, era tuo il bestemmione in diretta per la mancanza del microfono?).

Visto che sua pippità non l’ha detto, Stevie Wonder non fu ammesso alla finale con il pezzo Se Tu Ragazzo Mio (1969, il mio anno di nascita), cantato con la scomparsa cantante romana Gabriella Ferri. Ed in italiano cantò anche Il Sole è Di Tutti, che ebbe anche un discreto successo nell’anno precedente. Tiè!

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