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(fonte: bastardidentro)
Non ce la facevo a non metterla online… L’ho ricevuta via mail ieri e non sono ancora riuscito a smettere di ridere! 😀
Sempre a tema segnalo la battuta di Crozza nel suo Crozza Italia, nei panni di papa Ratzinger, diceva: “PACS agli uomini di buona volontà”!!!

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Stamattina mi sono svegliato piuttosto sonnacchioso e, come ad ogni risveglio, ho acceso la tv con l’intento preciso di svegliarmi (prolisso e sgrammaticato, oltrechè scontato, ma il concetto è chiaro). Quindi una rapida occhiata alla rassegna stampa e giro su AllMusic per sentire/vedere un po’ di musica. In quel momento stanno passando il nuovo di The Game, solito video hip hop stereotipato con figa, festa in giardino, Dre che è addetto al barbecue e Snoop che arriva su un auto saltellante: niente di che…
Segue video delle All Saints, Rock Steady, band femminile inglese che aveva ereditato il girl power delle Spice Girls. Il video, in bianco e nero, sembra ambientato in un Italia da Dolce Vita: le belle tope entrano in una fantomatica “Banca dei Fortunati” dove si sono recate per fare una rapina, vanno dal direttore e, sorpresa delle sorprese, il nome che fa capolino sulla sua scrivania è Benito Berlusconi!
Ho strabuzzato gli occhi incredulo… Possibile che abbia visto bene? Un innocua band che al massimo ha stimolato gli ormoni di migliaia di ometti in tutto il mondo fa satira politica sul nostro paese?
Mi informo meglio e scopro che ci ho visto bene, anche Striscia (che non vedo mai perchè non mi diverte lo sfottò, preferisco la satira, e poi non mi sono mai piaciuti gli atteggiamenti autoreferenziali dei suoi insulsi conduttori) ne ha appena accennato, e qualche altro sito centrodestrorso che le bolla come comuniste.
Ora artisticamente non mi sono mai sembrate impegnate, tecnicamente sono piuttosto scarsette di voce, ballano come le veline (cioè male, ma hanno cosce, glutei e labbra che sanno usare a meraviglia come loro), ma apprezzo la svolta, ancorchè casuale secondo la mia poco modesta opinione.
Per il prossimo video vedrei bene alla regia il nostrano Nanni Moretti che, finalmente, potrà realizzare quel musical trotzkista che tutti noi suoi fan aspettiamo da anni!

I got my bags packed baby and I’m ready to go,
Look at my eyes rock steady and I promise you more,
I got My heart back baby and it’s skipping a beat,
I got my ass in check, checkin’ out, I’m ready to be…

Rischia di diventare un inno… o anche no! 🙂

200px-bluecarpet.jpg

E siamo arrivati al nuovo di Snoop Dogg, l’ottavo della sua produzione: al primo ascolto apprezzo subito il classico doggy style, che sta a significare che il buon rapper al secolo Calvin Cordozar Broadus Jr. ci ha preso anche stavolta.
I pezzi sono prodotti dal meglio della West Coast (Neptunes/Pharrel, giusto per citare) e Dr. Dre, che finalmente torna a produrre altra gente oltre che Eminem e la sua scuderia (era ora…).
Ecco la tracklist di Tha Blue Carpet Treatment:

  1. Intrology (ft. George Clinton): iniziamo con le armi pesanti! la base è un campione di Jay Z e celebra il ritorno di S to tha noop!
  2. Think About It: la base è di Curtis Mayfield, e già questo può essere una garanzia di raffinatezza
  3. Crazy (ft. Nate Dogg & Julio G): grande, grande e ancora grande, classe sopraffina
  4. Vato (ft. B-Real): prodotto da Pharrell e con la partecipazione del leader dei Cypress Hill, gran epic-rap! man, don’t you know that i’m loco?
  5. That’s That (ft. R. Kelly): la classica ed immancabile partytrack, impossibile stare fermi (qualcuno mi confermi che la tipa ad inizio pezzo non dice affatto il suo pene è pulito sua altezza)
  6. Candy: troppe featuring, non le cito nemmeno, alla fine il migliore è lui…
  7. Get a Light (ft. Damian Marley): Timbaland marchia sto pezzo senza dimenticare che c’è Snoop, quindi ne viene fuori davvero un pezzo originale
  8. Gangbangin’ 101 (ft. The Game): qui ci si prende troppo sul serio, almeno sul sound, non mi piace molto, ma passo oltre
  9. Boss’ Life (ft. Akon & Julio G): prodotto da Dre, e si sente, è un gran pezzaccio hip hop
  10. LAX (ft. Ice Cube): west-west yo! ma pensa un po’ chi va a scomodare il buon Snoop!!!
  11. 10 Lil’ Crips: altra produzione Pharrell, molto essenziale il sound elettronico, non male
  12. Round Here: Dre utilizza lo stesso sample usato per Stan di Eminem (senza Dido, meno male), a me piace di più qui…
  13. A Bitch I Knew: i suoni sono assolutamente Shizzle Dizzle, a me divertono un sacco
  14. Like This: che bello questo pezzo, molto funky-r’n’b, insolito direi
  15. Which One of You: continuamo sulla scia del precedente (la produzione è comune, soopafly), bello!
  16. I Wanna Fuck You (ft. Akon): questo pezzo è moscetto, ma forse è la presenza di Akon
  17. Psst! (ft. Jamie Foxx): ma che fiko sto pezzo, il falsetto di Jamie su una base acidissima
  18. Beat Up on Yo Pads: troppo aciduzzo per le mie orecchie
  19. Don’t Stop (ft. The Warzone & Kurupt): con collaborazioni simili vi aspettavate un pezzo melodico?
  20. Imagine (ft. Dr. Dre & D’Angelo): vale il prezzo dell’album, non aggiungo altro
  21. Conversations (ft. Stevie Wonder): pensavo meglio, ma questo non vuol dire che è una bella traccia, anzi…

Se volete essere pimp sulle vostre auto questo album fa al caso vostro.
A proposito di ciò una citazione (a sfavore) su Pimp My Wheel, programma di MTV che, per problemi di budget, modifica motorini anzichè auto come nella più fortunata Pimp My Ride… La versione italiana è una cagata pazzesca, le moto, in pessimo stato ma presentabili, diventano oggetti truzzissimi privi di quel lusso che la versione americana aveva. E la presenza dei Gemelli Diversi non fa che affossare ancor più il programma. Al grido di ti abbiamo pimpato i derelitti concludono il lavoro in mezzo all’imbarazzo del proprietario di turno che si sente sputtanato.

Quelli sono hip hop come mia madre…

Ma quant’è bella questa esibizione live dei Led Zeppelin, presa dal film The song remains the same del 1976 (30 anni fa, porca miseria…), il tappeto sonoro di Jimmy Page, la voce maestosa di Robert Plant al massimo della forma? Il pezzo è Since I’ve Been Lovin’ You, presente solo nel film ed escluso dal live omonimo, un bluesaccione straordinario e senza tempo.

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Il fine settimana, o meglio venerdì, che era festa, e sabato, li ho passati tra una sala da bowling, dove c’era un tipo assurdo che giocava al videogioco dove bisogna seguire le freccie con i piedi, ballando e facendo sempre perfect, pizzeria dove ho mangiato una cipolle gorgonzola molto carica, mega centro commerciale (io in un centro commerciale???) dove ho scattato la foto (io non sono napoletano ma mi faceva sorridere questo campanilismo in tinta :-)) ed ho comprato un poco rivoluzionario paio di scarpe Timberland, all you can eat in un ristorante sushi al nastro, e giri vari in città in macchina ridendo e chiacchierando su un sottofondo hip hop con gli ultimi di Snoop Dogg e P. Diddy (rispettivamente Tha Blue Carpet Treatment e Press Play di cui, magari, parlerò più avanti).

Oggi mi sono svegliato e, come ogni domenica, non avevo voglia di fare una ceppa, se non il sapere cosa aveva fatto la Juve contro il Verona ieri pomeriggio (1 a 0, gol di Camoranesi, ex). Mi sono detto che, al massimo, sarei uscito a lavare la macchina, e così ho fatto. Ho sentito in tv Lippi dire che Maradona è il più grande calciatore di tutti i tempi, come se ci fosse ancora bisogno di sentirselo dire… Poi ho appreso da Studio Divaricato (o Aperto, ma aperto al gossip, un tg capolavoro della cultura dei giovani forzisti) la notizia dell’autodetenzione di Francesco Caruso (deputato PRC) al cpt di Crotone per sensibilizzare governo ed opinione pubblica su come vengono trattati ed accolti gli immigrati che arrivano nel nostro paese e mi sono compiaciuto del fatto che ogni tanto qualcuno fa ancora qualcosa di sinistra (ve le immaginate la Gardini e la Santanchè in un cpt, ahahahah!!!). Ovviamente il suddetto tg, che seguo quasi con devozione, ha riservato sì e no una ventina di secondi per raccontare il tutto, a cui è seguita la consueta programmazione di servizi su veliname, gossip e la ‘ggente che conta e servizi strappalacrime con colonna sonora annessa. Apprendo poi, da altro tg, che il Vaticano si scaglia contro i Pacs: La priorità è sradicare la famiglia. Ma cazzo, è così difficile capire che 2 persone che si vogliono bene e convivono sono già una famiglia? Vogliamo darglieli quei 2 o 3 diritti civili fondamentali? Poi le cazzate di Gene Gnocchi a Quelli che il calcio, le circa 200 mail di spam nella mia casella di posta cancellate in un botto, gli sms vari scambiati con gli amici (mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente? :-)).

Se sei arrivato a leggere fino qui è perchè, forse, ti aspetti un senso da questo racconto e, mi spiace deluderti, ma non c’è, non c’è nemmeno attinenza con il titolo, o quasi (almeno avviso). Forse c’è un messaggio subliminale nascosto fra le righe e se sarai abbastanza abile sarai anche in grado di decifrarlo.

O, più semplicemente, non so cosa scrivere e deliro… Ma va tutto molto bene! 🙂

No, non è una trovata pubblicitaria di pannoloni per incontinenti, nemmeno un pupazzo tipo il gabibbo: Borghezio esiste davvero! Lo incontrai qualche anno fa al Balùn di Torino, allora senza scorta, attorniato da extracomunitari che volevano parlare con lui. La scena aveva qualcosa di comico.

In Iran hanno Ahmadinejad, noi abbiamo Borghezio! 🙂

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La dolcissima cottyGirl canta in un coro gospel, il Sunshine Gospel Choir.

Era da un po’ che me la menava di andare a vederla, mi aveva fatto ascoltare un paio di cd ed anche io mi ero sorpreso nel constatare la bravura del gruppo nonchè un bel repertorio musicale che si porta appresso .

La dolciastra pupattola allora mi ha procurato un ingresso gratuito per la serata tenutasi al Teatro Regio di Torino per lunedì 4 dicembre: c’era la Torino-bene, donne con acconciature che sfidavano le leggi di gravità, graduati in alta uniforme e dirigenti vari.

Lo spettacolo è stato davvero valido e coinvolgente anche se il maestro pretendeva troppo dal pubblico che non si faceva coinvolgere molto nel cantare. Ad ogni modo hanno presentato un repertorio abbastanza scontato per un coro gospel, ma molto gradevole; non ricordo esattamente l’ordine ma i pezzi che mi sono piaciuti di più sono stati Lean On Me, Amen, I Believe I Can Fly, Oh Happy Day (poteva mancare? :-)) ed un altro di cui non ricordo il titolo ma emotivamente molto toccante.

Quindi un po’ di date e pubblicità gratuita la meritano:

27/12 Chiesa, Bedizzole (BS) – ore 21.15 – Concerto di Natale organizzato dal Comune di Bedizzole, ingresso gratuito.

22/12 Chiesa, Rondissone (TO) – ore 21.15 – Concerto di Natale, ingresso gratuito.

15/12 Salone Centro Polifunzionale, Mazzè (TO) – ore 21.15 – Concerto di Natale organizzato dal Comune di Mazzè, ingresso gratuito.

12/12 Teatro della Concordia, Venaria Reale (TO) – ore 21.15 – Concerto di Natale, organizzato dal C.F.P.P. Casa di Carità Onlus, per raccolta fondi a sostegno del progetto P.U.E.R., rivolto ai figli di genitori con problemi di devianza e alla lotta all’emarginazione minorile, ingresso 15 euro. Info line e prenotazione biglietti: C.F.P.P. Casa di Carità – Onlus: iniziative@cfpp.it tel. 011/3827010 cell. 392/4848760 info@sunshinegospel.com, 333/450.27.04

9/12 Fiera di Vicenza, Vicenza – ore 21.15 – Concerto di Natale per raccolta fondi a favore degli Amici di Angal, a sostegno delle attività dell’ospedale di Angal in Nord-Uganda, ingresso 15 euro.
Info line e prenotazione biglietti: info@sunshinegospel.com, 333/450.27.04

08/12 Teatro Filarmonico, Verona – ore 21.15 – Concerto di Natale per raccolta fondi a favore degli Amici di Angal, a sostegno delle attività dell’ospedale di Angal in Nord-Uganda, ingresso 15 euro. Previsto pulman x fans con partenza da Torino.
Info line e prenotazione biglietti: info@sunshinegospel.com, 333/450.27.04

Il mio caro amico Seba sostiene che i blog non li legge più nessuno perchè sono sacchetti per il vomito.

Non sono proprio d’accordo con questa sua definizione, i blog non fanno altro che riflettere prima di tutto le intenzioni dell’autore (c’è chi lo intende come diario, chi come giornale, chi come palco) e poi le loro emozioni, visto che è un qualcosa che si sviluppa nel tempo.

La cosa che mi ha soprattutto stupito è che sul mio, negli utlimi giorni, è confluita gente passataci per caso facendo le più disparate ricerche sul web, mentre gli accessi degli amici o dell’utenza fidelizzata (parlo come un responsabile marketing) sono diminuiti, sic!

Ai lettori occasionali rivolgo un caloroso saluto e sentito ringraziamento (aiuto, sono in totale delirio di onnipotenza :-D)!

P.S.: -2 giorni e questo blog compie un mese di vita!

(fonte: wikipedia) (fonte: wikipedia)

Finalmente ho il nuovo di Jay-Z e, lo dico subito, mi piace molto, soprattutto il blocco intero che va dalla traccia 1 alla 11 comprese (in America è già il secondo album più venduto dell’anno…), ma eccovi la tracklist:

  1. The Prelude (Produced By B-Money) un inizio molto soft ed underground che ispira al sottoscritto un atmosfera metropolitana mattutina.
  2. Oh My God (Produced By Just Blaze) straordinaria la voce di Janis che dà adrenalina al pezzo
  3. Kingdom Come (Produced By Just Blaze) grande il campione di Rick James già usato per Can’t Touch This! di Mc Hammer!
  4. Show Me What You Got (Produced By Just Blaze) non ha bisogno di presentazione, traccia suonata molto bene (sentite la ritmica) di classe sopraffina
  5. Lost Ones (Feat. Chrissette Michelle) (Produced By Dr. Dre) il papà di Eminem firma il pezzo più bello dell’album, così asciutto e semplice da sembrare un capolavoro hip hop di tutti i tempi (ho esagerato?)
  6. Do U Wanna Ride (Feat. John Legend) (Produced By Kanye West) grande anche questa doppia collaborazione, divertenti le liriche e i ringraziamenti/citazioni sparsi
  7. 30 Something (Produced By Dr. Dre) al secondo posto ci metto questo che sembra una base rubata a Tupac, stilosissima
  8. I Made It (Produced By DJ Khalil) ma di che sample si tratta? comunque molto bella anche questa traccia
  9. Anything (Feat. Usher & Pharrell) (Produced By The Neptunes) anche qui la collaborazione si fa sentire perchè il pezzo sembra più adatto alle due featuring, ma J è e resta un grande
  10. Hollywood (Feat. Beyoncé) (Produced By Scyience) lui è la chitarra, le campanelle sono la signorina (per ora) Knowles. diciamo che ce l’aspettavamo, comunque carino
  11. Trouble (Produced By Dr. Dre) bel pezzo, anche se per me troppo elettronico
  12. Dig A Hole (Feat. Sterling Simms) (Produced By Swizz Beatz) pezzo molto partytime, non troppo vicino alle cose che piacciono a me
  13. Minority Report (Feat. Ne-Yo) (Produced By Dr. Dre) somiglia a qualcosa che Dre ha già fatto per il suo figlioccio Eminem, ma non importa…
  14. Beach Chair (Feat. Chris Martin) (Produced By Chris Martin) venderà senz’altro come singolo, se uscirà, ma anche se c’è il leader dei Coldplay a me non ha convinto

Di seguito i samples usati nei pezzi citati:

The Prelude: “Keep The Faith” di Mel And Tim.

Oh My God: “Whipping Post” di Genya Ravan, “Me and Bobby McGee” di Janis Joplin.

Kingdom Come: “Super Freak” di Rick James.

Show Me What You Got: “Shaft In Africa” di Johnny Pate, “Darkest Light” di Lafayette Afro Rock Band, “Rump Shaker” di Wreckx-N-Effect e “Show ‘Em Whatcha Got” dei Public Enemy (vocal sample di Flavor Flav).

Minority Report: “Non Ti Scordar Di Me” di Luciano Pavarotti (!), Notiziari vari sull’uragano Katrina e il sorprendente ed imprevisto commento di Kanye West all’Hurricane Katrina Telethon:”George Bush doesn’t care about black people” (G.B. non ha interesse per la gente di colore n.d.r.).

colombo.jpg (fonte: geocities)

Posto paro paro un articolo preso dall’Unità, il cui autore è Furio Colombo:

Berlusconi in piazza
Prima della marcia di Roma, i processati e processandi si sono fermati a rendere omaggio ai colleghi e sodali caduti in prescrizione (una piccola folla destinata ad aumentare nei prossimi mesi), ai miracolati dell’indulto che ha messo al sicuro i reati finanziari, al miracolato della Cassazione, per grazia appena ricevuta, con la probabile motivazione «chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto», arguta canzone napoletana di viva attualità che avrebbe potuto essere inclusa fra gli inni del corteo.

Numerosi i proprietari di Suv, le immense vetture super inquinanti che occuperebbero quattro posti in ogni parcheggio, ma che preferiscono la doppia e la terza fila, se possibile in curva, se è possibile nei pressi di un ospedale, funzionando da blocca ambulanza.
Numerosi, nella folla, gli indignati all’idea di pagare le tasse. Cinque anni di non governo basato sul motto con Biscione rampante «Ciascuno si faccia gli affari suoi. Il vero patriottismo è nelle mie tasche». Ma l’importante è sventolare la bandiera. Più è lunga, più sono patriottico. Più sono patriottico più posso accusare «il nemico» (non il nemico in guerra, ma il nemico politico) di essere contro i soldati e di averli «abbandonati». Più è lunga la bandiera e meno devo spiegare per che cosa esattamente sono morti i trentanove giovani italiani che non sono mai più tornati a casa, lasciando soli famiglie e bambini di cui nessuno di loro (lo dicono le madri e le mogli) si è mai più occupato. Più è lunga la bandiera più copre le tasse.
Con grazia una signora con l’aria di una maestra buona dice, su un pullman che la sta portando alla manifestazione patriottica: «Io sono contro Prodi perché ci ha il pisello troppo piccolo». E mostra con il dito quanto piccolo. Con consueta e gagliarda disinvoltura Totò Cuffaro dice da Palermo, dove avviene la manifestazione divisa dell’Udc: «Non siamo divisi. Abbiamo un minimo come multiplo». Breve pausa, forse lui stesso è stupito del concetto forte ma oscuro. Come un ricercatore del Cnr che sa di avere usato un linguaggio troppo scientifico, si sposta a un livello più popolare. Afferma senza imbarazzo: «Questo governo sta affamando l’Italia». Evoca l’idea che sia finita la distribuzione delle minestre e che non ci sia più legna o carbonella da portare a casa, come nei primi anni del Soviet.
Sa di poterlo fare. Lo hanno fatto per cinque anni. Infatti sono qui per questo. Sono in piazza perché non è facile svegliarsi di soprassalto per scoprire che non era vero niente, che tutti i telegiornali e gran parte dei giornali avevano scherzato, che non ci sono grandi opere, non esiste e non può esistere il ponte di Messina, che la trovata della Moratti di annunciare decine di nuovi licei, con varie specialità, costa la carta e le fotocopie del ministero della Pubblica Istruzione, che la crescita della occupazione era dovuta alla parziale messa in regola di centinaia di migliaia di immigrati, che le «36 grandi riforme» sono difficili persino da ricordare a memoria, per non dire della realtà, in cui nulla resta perché nulla è accaduto. E che persino le peggiori ferite, come la cosiddetta «riforma costituzionale» sono state cancellate dal voto popolare e da un numero di voti (raccolti a cominciare dall’impegno dell’ex presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro) alquanto più grande della «folla del pisello» di piazza San Giovanni. E che tutte le altre leggi erano solo parte della grande offensiva del premier di allora contro i suoi processi.
Questa piazza è una immensa crisi di astinenza dal mondo immaginario fermato un istante prima che l’Italia precipitasse fuori dall’Europa, fuori dall’euro, e dentro il buco nero del debito pubblico senza fine. Quanto sia stato grave il pericolo per l’Italia lo dicono le voci nette e preoccupate di tutti gli enti europei e internazionali dalle agenzie di rating che hanno declassato l’Italia, le voci che avvertono: il segnale d’allarme sui conti dell’Italia continua, fino a che un modo responsabile di fare i conti (e di rendere conto, comprese le decisioni sgradevoli) cominceranno a dare frutto.
Certo l’alleanza fra chi non ha mai pagato le tasse, chi non intende pagarle e chi crede in buona fede (sotto la dittatura dei media del padrone, che ha spavaldamente controllato tutto il pubblico e tutto il privato delle comunicazioni) che il niente pieno di spettacolo messo in scena da Berlusconi («Adesso l’Italia conta nel mondo»; «gli ambasciatori d’ora in poi saranno valutati a seconda di quello che vendono»; «Ho portato Putin da Bush, è il nuovo alleato») fosse qualcosa che accadeva davvero, produce una bella folla. Una rabbia sincera per l’idea, anche solo l’idea di pagare le tasse, una volta che si allea col vero stupore di trovarsi in un mondo reale con debiti veri, buchi veri, vuoti di cassa veri, evasione vera e nessuna (nessuna) riforma, non può che dare luogo a un grande spettacolo.
Ed ecco la parola. Ecco la vendetta di Berlusconi.
Non può dire ve lo faccio vedere io il governo.
Ma è tutto suo il privilegio di dire: ve lo faccio vedere io lo spettacolo.

Lo spettacolo ha le sue regole, e chi le conosce meglio del grande impresario che per cinque anni si è travestito da statista? Una delle regole è la volgarità, come si vede da tutto il cinema di serie B.
Sentite la domanda squisitamente politica di un collega giornalista allo statista Borghezio (Lega Nord): «Ce l’avete duro? Ce l’avete ancora duro?».
Ma l’altra regola è impossessarsi dello spettacolo in modo da occuparlo tutto, senza misericordia per gli attor giovani che fanno parte della stessa compagnia.
Con un discorso vagamente funebre (come a riprendere l’ultima frase di Montecatini «vi lascio in eredità..») vagamente mussoliniano (le stentoree ripetizioni, le frasi dette ciascuna come se fosse l’ultima, ma anche portatrici di verità mai prima ascoltata) e, in modo più netto, sudamericano dell’altro secolo, Berlusconi ha parlato per primo. Ha parlato per un’ora, ha frugato in ogni angolo del non immenso spazio mentale della Casa delle Libertà, ha eliminato ogni possibile spunto o argomento, in una parola ha stroncato soprattutto Fini che ha avuto un decimo di applausi e a cui è restata come unica frase originale: «Sapete perché le bandiere della sinistra sono rosse? Perché sono rosse di vergogna!»). Berlusconi ha occupato la piazza ed esaltato la folla con i seguenti argomenti: il sequestro delle risorse; una società prospera e autonoma (ovvero libera dalle tasse); governo contro la proprietà; oppressione fiscale; oppressione giudiziaria; oppressione ideologica (dei comunisti, da Prodi a Parisi); l’invidia sociale; l’odio sociale; la difesa del patrimonio.
Si è spinto a invitare alla ribellione «come hanno fatto gli americani per la tassa sul tè nel porto di Boston nel 1773». Ha rassicurato Chiesa e Forze armate, come si fa prima di ogni bene organizzata rivolta. Ha confermato che, sotto la guida del suo ministro dell’Interno, ci sono stati brogli gravi e sistematici alle elezioni (ma s’intende, dei comunisti). E ha fondato il partito della Libertà.
Per farlo ha stroncato anche il povero Bossi, a cui sono rimasti sette-otto minuti e una manciata di applausi. L’evento ha ricordato un famoso scontro nelle elezioni primarie americane del 1979, fra Ronald Reagan e George Bush, quando Reagan ha afferrato il microfono all’inizio di un dibattito e ha detto: «Questo microfono l’ho pagato io e ci parlo io!». Berlusconi ha dato all’evento persino i titoli di coda. E l’elenco delle varie formazioni del «partito liberale» della libertà, che lui stesso ha scandito, imbarazzerebbe chiunque in Europa. La famiglia comprende: Alessandra Mussolini («Meglio fascista che frocio»); Romagnoli della Fiamma Tricolore (e dalle non remote parentele stragiste). Oltre alla Lega Nord di Borghezio e Gentilini e dell’urina di maiale versato sul terreno della moschea di Lodi. E tutto ciò è stato illustrato dalla frase: «Siamo un fronte unito e compatto, non come loro» (i comunisti, dalla Binetti a Prodi).

Se tutto ciò dovesse avere un reale sbocco politico sarebbe preoccupante. Nel momento in cui gridi in una piazza a centinaia di migliaia di persone inviperite per le tasse (lui dice «due milioni») «Viva la libertà», vuol dire che una spallata è necessaria, a qualsiasi costo e subito, perché la libertà è stata negata.
Berlusconi ha fatto un poderoso discorso nel vuoto.
La sola libertà che ha definito con chiarezza è quella del profitto e del patrimonio. Avrà certo i suoi sostenitori. Ma è dubbio che un intero Paese si possa scatenare per la ricchezza di alcuni.
Allora? Allora la storia italiana è giunta a un capolinea, dove vige un lungo sciopero dei mezzi di trasporto politici. Sommate tutte le cose dette (forse con qualche fatica, dunque con dedizione) di Berlusconi non resta niente.
O meglio, resta solo la frase: «La vostra presenza qui ha bandito la malinconia del tramonto».
Quella malinconia però gira nel Paese. Non si chiama tramonto. Si chiama solitudine. Il resto del Paese, che non era a scalmanarsi in quella piazza, avrà voltato la testa per dire a chi governa (e verso il quale non ha tremendi verdetti di condanna, se non altro perché la famosa legge finanziaria non la conosce ancora nessuno): «Ci dite una parola? Quanto è difficile la situazione? Quanto è dura la rimonta? Quanto è lungo il periodo difficile? Quanto è grave (o è stato grave) il rischio?».
E anche: «Si potrebbe essere rassicurati da poche voci chiare?»
Abbiamo capito tutti che questo governo, serio e impegnato in una missione drammatica, ha giurato che mai e poi mai si abbandonerà a spettacoli come il «Berlusconi show» del 2 dicembre, che mai praticherà il governo «liberale degli affari propri» coperto dal grande spettacolo virtuale e impacchettato nella bandiera.
L’abbiamo capito e apprezzato. Ma il contrario dello spettacolo non è il silenzio.
C’è una piazza piena di italiani desiderosi di partecipare. Chiedono che cosa devono fare. E in cambio di che cosa. Avranno risposte oneste, vere e di buon senso, lo sanno. Ma hanno diritto di averle, quelle risposte, e le aspettano.
L’altra Italia, quella civile, europea, democratica non ruba bandiere, microfoni, scena e invenzioni virtuali. Sa che ognuno deve fare la sua parte e che il grande lamento è imbarazzante. Ma, a intervalli ragionevoli, questa Italia deve avere una voce.

Eeeeh beh… 😀

dicembre: 2006
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